Quando inizia la notte

/ Aprile 29, 2020/ Racconti inediti, Romanzi e Racconti

Siamo propensi a credere che tutto ciò che risulta inesplorato sia proscritto alle forme inespresse della fantasia umana ma, a volte, tutto quello che sembra inoffensivo, comune, o addirittura banale, può diventare la fonte di un incubo. Dico ciò con cognizione di causa dato che sto per raccontare quello che ha turbato le mie notti per lunghe settimane e che in apparenza, potrebbe addirittura sembrare puerile. Ebbene, lasciatemi dissentire. Non esiste la benché minima ragione nel terrore, ma puro istinto. Giudichiamo per caso le fobie più strane e inconsistenti degli individui? Proviamo forse a far salire un uomo che soffre di vertigini in cima ad uno strapiombo obbligandolo a guardare al di sotto solo per provare lui che la sua paura è pura irrazionalità? La verità è che se la paura non esistesse, ci saremmo già estinti. L’uomo non sarebbe mai diventato l’essere pensante che è se non avesse provato il terrore di esser divorato dalle fiamme, se non avesse temuto il ruggito del leone o l’abbraccio morbido e sempre più soffocante del boa. No signori, non sarebbe mai giunto nemmeno a formulare il suo primo pensiero una volta sceso da quell’albero che Darwin sostiene essere stata la nostra prima casa.

Ma la paura non suona solo come un’acuta sirena d’allarme, a volte rimbomba cupa e profonda come le più gravi corde dell’angoscia. Un suono appena percettibile ma onnipresente, udibile solamente quando la notte avvolge il mondo visibile e l’umano.

Questa premessa era doverosa, poiché ciò che mi è accaduto può essere interpretato dal lettore in modi differenti, ma lascio a lui l’onere di scegliere come meglio interpretare l’eccezionalità dei fatti da me vissuti, poiché non è mia intenzione convincere chicchessia ma solo di riportare un’esperienza che ancora oggi riesce a disturbare le mie notti.

Ma veniamo ai fatti.

Mi ero da poco trasferito per lavoro e così, data la necessità, dovetti prendere casa in affitto. Trovai subito l’occasione giusta: una casa grande, interamente sviluppata su di un solo piano, già arredata e con tutti i comfort. Il prezzo era molto contenuto e, visto che sarei dovuto rimanere lì solamente un anno circa – giusto il tempo di avviare il nuovo ufficio della compagnia assicurativa di cui ero e sono uno dei titolari – non avrei nemmeno avuto bisogno di effettuare un trasloco troppo impegnativo. Giusto qualche valigia, alcuni libri e il mio fedele pastore tedesco.

La casa era situata in cima ad una piccola collinetta conosciuta come la Collina Rossa per via dei papaveri che ricoprivano quasi completamente il manto erboso sin quasi al vialetto che portava all’entrata della dimora. Non essendo abituato ad abitare una zona così isolata, ogni notte mi preoccupavo di perlustrare l’intera proprietà al fine di verificare che tutte le porte e le finestre fossero chiuse. Insomma, era meglio provvedere personalmente alla propria sicurezza sebbene potessi contare sul mio cane, Berio, impavido come solo i cani sanno esserlo. Lo ricordo ancora con una morsa nel cuore ogni volta che racconto questa dannata storia.

Restai in quella casa per circa un paio di settimane e in quel periodo di tempo non accadde nulla di strano, anzi, la vita scorreva in modo piuttosto monotono, sino a che non iniziarono a verificarsi degli episodi piuttosto singolari.

Una notte come tante altre, dopo aver concluso il mio solito giro di perlustrazione, mi misi a letto e rimasi lì in attesa che giungesse il sonno. Dico così perché negli ultimi tempi soffrivo di insonnia e occorreva un bel po’ di tempo prima che riuscissi ad addormentarmi. Cercai come sempre di chiudere gli occhi e di pensare a cose che avrebbero potuto conciliarmi il riposo. Improvvisamente qualcosa si insinuò nella mia mente; i pensieri, anziché spaziare dalle cose divertenti accadutemi durante la giornata a quello che avrei fatto il giorno successivo, si spostarono improvvisamente su un pensiero irrazionale: la sensazione di disagio fu immediata e così forte che dovetti aprire gli occhi come scosso da un timore inatteso, sussultando nel letto come quando si sogna di cadere all’improvviso. Lo sguardo corse istantaneamente alla finestra posta alla sinistra rispetto la mia posizione nel letto e vidi con enorme stupore che le persiane erano aperte e la finestra socchiusa. Era impossibile, avevo controllato bene.

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Dopo aver recuperato il fiato a causa di quel brusco risveglio, mi alzai per rimediare subito. Aprii la finestra e chiusi le persiane serrandole con il gancio, come avevo sempre fatto e tornai a letto. Era una notte limpida e il chiarore della luna avrebbe dovuto ricordarmi che le persiane non erano state chiuse e così passai – lo ricordo ancora – almeno un’ora in stato di agitazione nel letto. Come avevo fatto a dimenticarmi una cosa che era per me un gesto così consueto? Forse che i gesti meccanici a volte possono tradire? Dopo un po’ caddi in un sonno profondo e il mattino seguente, svegliandomi, il mio sguardo andò subito alla finestra. Cercai una conferma, giusto per tranquillizzarmi. Era chiusa. Avevo gli occhi gonfi e mi sentivo dolorante, tipico di quando dormo male e mi concedo qualche sigaro di troppo.

Nel corso del giorno, tutto fu come al solito. Non accadde nulla che valga la pena raccontare, se non la visita di un mio caro amico che passò da quelle parti a salutarmi, cogliendo l’occasione che fossi così vicino alla sua città, Killiney, sulla costa orientale d’Irlanda. Fu una giornata piacevole ma la domenica è sempre troppo breve e così ci salutammo subito dopo cena. Tornai alle mie faccende e in men che non si dica tornò la notte. Feci tutto come al solito e controllai che tutto fosse chiuso e, infine, mi misi a letto e chiusi gli occhi. Per un attimo, la mia mente tornò all’accadimento bizzarro della sera prima. Aprii gli occhi per buttare uno sguardo alla finestra e vidi che le persiane erano perfettamente chiuse. Sorrisi e mi girai sul fianco dando le spalle a quei pensieri assurdi.

Ricordo che dopo pochi minuti il cane abbaiò, io ero ancora sveglio e non me ne preoccupai. Capitava a volte e, spesso, era a causa di qualche carrozza che passava di lì o per via di qualche gatto randagio che si era avvicinato un po’ troppo. Poi udii un suono familiare. Avete presente quando conoscete bene i suoni della vostra casa? Per esempio i passi in salotto sono diversi da quelli prodotti nel corridoio. Il rumore della credenza quando la si chiude o… il cigolio delle persiane quando vengono aperte. Essendo di spalle alla finestra, con gli occhi ben spalancati e probabilmente paralizzato da quell’evento inatteso e così irreale, vidi chiaramente il chiarore della luna penetrare nella ferita aperta della persiana e colpire il muro dove si trovava la porta che affacciava sul corridoio. Sobbalzai nel letto girandomi e, in quell’istante, la luce pallida illuminò il mio viso. Sentii i peli delle braccia drizzarsi come di fronte ad un improvviso ed irrazionale terrore. Qualcuno doveva aver forzato il gancio in qualche modo, non c’era altra spiegazione, ma… Berio? Scesi dal letto correndo verso la finestra e la spalancai guardando in ogni direzione, senza rendermi conto che se vi fosse stato qualche malintenzionato, avrebbe potuto facilmente colpirmi, ma in quei momenti pensai solo al cane. Forse lo troverete stupido, ma fu così che andò. Del cane non c’era traccia, e così lo chiamai, ma fu solo al terzo richiamo che finalmente accorse mugugnando. Si alzò sulle zampe posteriori e avvicinò il suo muso affinché potesse prendersi la sua carezza e rannicchiarsi tranquillo sotto la mia finestra. Ora mi sentivo sicuro con lui così vicino. Lo salutai e chiusi le imposte serrando bene il gancio e montando scuse con me stesso che probabilmente non lo avevo chiuso bene come credevo. O forse era solo difettoso.

Il giorno dopo era lunedì. Mi recai al lavoro e rimasi in ufficio sino a tardi per sbrigare alcune pratiche e me ne tornai a casa solamente verso le 21:00. Prima di entrare in casa, mi venne in mente di fare un giro attorno alla casa per guardare le persiane chiuse dall’esterno e mi rallegrai nel vedere che tutto era ben chiuso. Quella sera, però, non andò tutto bene come credevo. Mi misi a letto e una strana agitazione cominciò ad insinuarsi nella mia testa insieme a pensieri che oserei definire insoliti: presi a pensare e ad immaginare i suoni della casa e così, come una sorta di allucinazione, iniziai a percepire il suono dell’acqua che scorreva dal rubinetto, la porta di casa aprirsi, i miei stessi passi nel corridoio, il suono delle lampade a petrolio appena accese, i piatti posati sul tavolo e… il suono delle persiane che si aprivano e così anche le imposte! Spalancai gli occhi e li puntai paralizzato dal terrore verso la finestra vedendole con i miei occhi proprio nel momento in cui si stavano spalancando! Sentii le due sbattere sul muro esterno della casa e il mio cuore scoppiare fuori dal petto. Non potevo muovermi! Non sapevo cosa mi stesse accadendo, ma il mio corpo era paralizzato dal terrore e tutto ciò che potei fare fu sbattere ripetutamente le palpebre cercando di allontanare le gocce di sudore che mi colavano negli occhi. Udii poi uno scalpiccìo nella stanza e il rumore di una sedia spostarsi all’improvviso. Fuori di me dallo sgomento, riuscii a liberarmi dalla paralisi e a ruzzolare giù dal letto. In preda al delirio, cercai il lume da accendere, ma le mani tremavano, e il chiarore lunare non mi fu sufficiente a trovare i fiammiferi. Chiamai allora a gran voce Berio, sperando che accorresse subito, ma il cane non venne. Nemmeno rispose abbaiando. Niente. Presi allora tutto il coraggio che avevo e corsi verso la porta, uscii in corridoio e presi in mano un grosso candelabro per difendermi da qualsiasi intruso si fosse introdotto nella casa; passai la notte setacciandola da cima a fondo e quando avevo terminato ricominciavo da capo, così sino alle prime luci dell’alba, stando sempre attento ad avere le spalle rivolte alle pareti per poter avere sempre la visuale da ogni lato. Soltanto il mattino seguente, quando vi fu abbastanza luce, uscii nel vialetto cercando Berio. Guardai da ogni parte ma non c’era. Era scomparso e ricordo che urlai a squarciagola per chiamarlo, ancora e ancora, ma nulla. Il mio amato cane era sparito senza lasciare traccia.

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Ormai rassegnato e stanco per la notte insonne decisi di non recarmi al lavoro. Restai a casa e feci in modo che all’occorrenza, tutto fosse predisposto per essere ben illuminato la notte successiva. Chiamai la polizia e due agenti vennero a controllare tutta quanta la casa, persino la soffitta, per sincerarsi che non vi fossero intrusi. Non trovarono nulla. Il gancio delle persiane era intatto e non sembrava essere stato manomesso. I due conclusero che forse si era trattato del vento e che il cane era fuggito perché “in amore”. Protestai per il modo sbrigativo con cui avevano liquidato quanto accaduto e se ne andarono nonostante implorassi loro di mandare degli agenti a sorvegliare la casa durante la notte, ma a nulla valse il mio sgolarmi. Li sentii scherzare tra di loro alle mie spalle mentre scendevano il vialetto e si allontanavano.

Mi convinsi allora che forse i poliziotti avessero ragione. Berio stava bene, e probabilmente era scappato al richiamo di qualche femmina. Sarebbe tornato, i cani a volte fanno queste cose e io… io forse stavo solo fantasticando su qualcosa che non era mai accaduto. Cercai insomma di fare tutto ciò che una persona sana di mente avrebbe fatto, ovvero tamponare tutte quelle domande irrazionali con risposte sensate, anche forzando certe spiegazioni che oggi, posso ammetterlo senza che me ne importi più nulla di sembrare pazzo, non mi convincevano affatto.

Affaticato dalla giornata, quella notte andai comunque a dormire tardi; decisi che se fossi crollato per il sonno, qualsiasi cosa fosse successa, non me ne sarei mai accorto e se non fosse successo nulla, tanto meglio, o almeno, questi erano i pensieri che cercavo di ficcarmi in testa per tranquillizzarmi e così mi sdraiai a letto in attesa che giungesse il sonno. Impegnai i pensieri in voli di fantasia piacevoli, malgrado avessi un peso sul cuore a causa della perdita del mio amato cane. Anche in questo caso mi convinsi a credere che lo avrei ritrovato il giorno seguente, magari ad aspettarmi sulla soglia di casa come sempre e che saremmo andati a fare una passeggiata giù per la collina.

Mentre cercavo, anzi, mi sforzavo di pensare a cose rassicuranti, accadde. Nella mia mente prese forma un pensiero orrendo: qualcuno, ne ero certo, mi stava osservando dalla finestra! I miei occhi erano chiusi e avvertii ancora quella paura gelida che la notte prima mi aveva letteralmente fatto uscire di senno. Lottai contro l’istinto di guardare e quello di tenere gli occhi chiusi per non trovarmi di fronte alla concretizzazione dei miei terrificanti pensieri e così vi rimasi per alcuni istanti che parvero eterni. Poi la razionalità vinse per un istante sulla paura e socchiusi appena le palpebre per poter sbirciare.

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Signori, oggi so, ne ho la certezza. Quando i nostri occhi sono chiusi, attorno a noi accadono cose che spiegare razionalmente è impossibile. Cose per cui la razionalità perderebbe ogni punto cardine e smetterebbe di fornire il suo prezioso apporto alla nostra esistenza, perché… ho visto. Sì, io ho visto. Con le palpebre socchiuse, gettai un’occhiata verso la finestra che nuovamente, inspiegabilmente, era aperta! Nel chiarore lunare potei vedere la sagoma indefinita di quella che poteva essere una vecchia laida ricurva e dai lunghi capelli bianchi che mi stava fissando dal fondo del mio letto. Un fremito di ribrezzo pervase tutto il mio corpo e convinto si trattasse di un’allucinazione dovuta al terrore sempre più crescente, chiusi gli occhi e li strizzai sperando che quell’apparizione scomparisse all’istante e fu così, perché una volta riaperti, la donna era scomparsa. Mi alzai a sedere nel letto con l’affanno e nel silenzio mi guardai attorno. Ero certo che, malgrado la finestra fosse di nuovo spalancata senza motivo, quella doveva essere stata un’allucinazione dettata dalla tensione per quelle ripetute e angoscianti sensazioni che accompagnavano i sinistri accadimenti da giorni ma, nonostante ciò, allungai la mano e afferrai i fiammiferi per accendere velocemente la lampada Non appena il fuoco bruciò la capocchia di zolfo, il volto spettrale di quella vecchia immonda si palesò di fronte a me fissandomi dal pavimento! Fu un solo istante, poi lo vidi muoversi velocemente sotto al mio letto, sorretto da quello che la logica mi fece intendere fosse un corpo, e così sarebbe dovuto essere, se non mi fosse impossibile descriverlo per la sua natura così oscena e orribile. Urlai lasciando cadere a terra il fiammifero, terrorizzato e invasato da gesti convulsi, mentre udivo lo scalpiccìo che già avevo udito e che quella cosa generava muovendosi con le sue luride gambe e braccia. Mi alzai in piedi sul letto mettendomi con le spalle contro al muro e nel buio potei vedere la sua sagoma grottesca gattonare velocemente tutt’attorno, producendosi in suoni gutturali ripugnanti. Sentii il mio cuore arrivare al limite della sopportazione e ricordo solo che vidi quella cosa per un’ultima volta alzarsi sulle sue gambe posteriori nel chiarore lunare e venirmi addosso come una furia quasi volesse uccidermi. Portai le mani sul volto per proteggermi e, improvvisamente, scomparve con un urlo agghiacciante non appena la sua intera fu a contatto con la mia pelle. In quell’istante caddi a terra, privo di sensi.

Sono tornato a vivere nella mia città, a Dublino, e durante i miei ultimi giorni di permanenza nella casa sulla collina rossa, non ho mai più rivisto Berio. Non ne voglio più sapere di case isolate in campagna. Ora signori, vi posso dire solo questo: non è una storia sensazionale come ci si aspetterebbe, non c’è una morale e non ho scoperto nulla sulla storia di quella casa ma… sì, posso affermare questo: io ora so. So che quando io o voi, andremo a letto questa notte, non appena i nostri occhi si chiuderanno accadrà qualcosa. Sì, perché so che quando i nostri sensi ci abbandonano, la realtà può finalmente manifestarsi per ciò che è davvero, senza doversi più nascondere in quella che chiamiamo “luce della razionalità” e dare finalmente sfogo alle sue danze macabre.

Paure irrazionali, grottesche e a volte semplicemente insensate. Si chiamano incubi e non esistono solamente nel sonno. Se non mi credete, provate anche voi a sbirciare con gli occhi socchiusi mentre siete a letto nel buio. Forse scoprirete, come l’ho scoperto io, che qualcosa vi sta osservando. Non so spiegarvi per quale motivo sia accaduto che io, da un giorno all’altro, ne sia diventato cosciente. Forse accade a tutti prima o poi.

In ogni caso, ora che ho preso consapevolezza di tutto ciò, so che le mie notti non avranno mai più pace. Perciò ve lo dico con tutto il cuore, malgrado qualche riga più sopra vi abbia sfidato a farlo, non provate mai, mai e poi mai a socchiudere gli occhi in attesa che giunga il sonno. Io ho visto quella cosa. Ne sono certo. Probabilmente ha portato via il mio amato Berio per vendicarsi del mio accanimento nel voler vedere che cosa avviene quando il sonno dovrebbe dar modo al mondo delle ombre di manifestarsi accanto a noi, osservarci, e forse toccarci.

Io l’ho fatto e ne sto ancora pagando le conseguenze con il terrore di andare a dormire ogni sera da allora. Voi non fatelo, ascoltatemi, vi prego! Non fatelo! Potreste non limitarvi a vedere solo quello che io ho visto, perché nessuno sa davvero che cosa realmente accade vicino a noi quando inizia la notte.


Quando inizia la notte – di Massimo Mayde

Pubblicato su Youtube il 27 Marzo 2020 – La Musifavolista
Immagine: “Terrore Notturno” da: https://www.chrisoneal.com

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