Sepolti vivi – fatti reali

/ Settembre 28, 2018/ Misteri, Leggende e Macabro

E’ indubbiamente con la sepoltura prematura che andiamo a sondare una delle esperienze più orribili che si possano sperimentare. Immaginate l’immobilità costretta della bara, l’impossibilità di chiamare aiuto e l’aria che secondo dopo secondo viene a mancare. Immaginate il buio come mai lo avete sperimentato prima, l’odore di chiuso e di umido che vi esplode in gola. Il terrore di trovarvi immersi nella nuda terra e di non poter far nulla per uscire, consci che quelli saranno gli ultimi istanti della vostra vita, se siete fortunati, o le ultime tragiche ore, cercando di annaspare l’ultima particella di ossigeno.

Che sia per incapacità di distinguere un vivo da un morto o per un atto rituale (come accadeva in Persia secondo i racconti di Erodoto), uno scrittore su tutti ha saputo sublimare alla perfezione quest’incubo meglio di chiunque altro: Edgar Allan Poe, con il suo racconto (appunto) La sepoltura prematura. Poi c’è un certo Mike Meaney che nel 1968 si fece seppellire vivo per 61 giorni e riuscì a sopravvivere. Ovvero, come ti ammazzo il tempo, se questo non ti ammazza prima.

Fu prorio per questa paura di essere sepolti vivi che nel 1800 iniziano a farsi un nome i vari inventori di rimedi contro la sepoltura prematura. Si inventano così tombe munite di campanello d’emergenza, legato tramite un cordino al dito del tumulato che non appena dovesse destarsi dal sonno parzialmente eterno, inizierebbe a suonare facendo accorrere immediatamente i soccorsi.

Ci sono poi le bare munite di un comignolo in grado di garantire un efficace cambio d’aria per permettere al defunto redivivo di continuare a respiarre e, perché no, di utilizzarlo come amplificatore esterno per la voce, in modo da poter chiamare aiuto in tutta serenità.

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Ma perché tra il 1800 e gli inizi del 1900 questa era una paura così comune? Semplice, perché accadeva, e piuttosto spesso a quanto pare. Tanto che all’epoca furono inventati meccanismi come poc’anzi descritti che permettevano al sepolto vivo di lanciare l’allarme. Ricordiamo che fino a cent’anni fa, non esisteva un metodo preciso per diagnosticare la morte con certezza. Non esisteva ad esempio L’EEG, in grado di rilevare l’attività elettrica del cervello. Si usavano piuttosto degli specchietti posti davanti al naso del morto per vedere se questo, appannandosi, dava adito alla possibilità che respirasse ancora. Si infilzavano con degli spilloni le parti del corpo più sensibili, come il metatarso del piede o ancora, si praticava la bruciatura delle dita per verificare che il morto non si mettesse ad urlare per il dolore.

Oggi esistono le morgue, le camere mortuarie, dentro le quali i corpi dei morti vengono conservati per alcuni giorni per verificarne l’effettivo decesso. Esiste un caso riportato da Emilio de Rossignoli nel suo trattato “Io credo nei vampiri” in cui afferma che sua nonna era stata sepolta viva nel mausoleo di famiglia. All’apertura della tomba, ella fu infatti ritrovata seduta sulla sua bara con in mano un osso di tibia, come se la pazzia l’avesse colta una volta concepito l’orrore in cui era stata relegata, quella della sepoltura prematura.

Di recente sono stati esumanti corpi sepolti nei cimiteri di Londra (tanto per cambiare, no?) sin dall’epoca vittoriana e, indovinate un po’, molti cadaveri sono stati ritrovati in posizioni che di sonno eterno non avevano proprio nulla. Anzi, qualcuno doveva aver avuto un brusco risveglio, magari da stati di catatonia et similia, con la stravagante idea di essersi sopito “giusto cinque minuti” e, resosi conto della situazione particolarmente seccante, deve essersi fatto venire qualche idea ancora più bislacca, come scavare con le unghie nella bara per uscirne. Peccato che nella fretta, e consumando il già pochissimo ossigeno, l’asfissia era dietro l’angolo. Altri cadaveri invece, sono stati rinvenuti sottosopra, probabilmente un vano tentativo di fare forza con la schiena per sollevare il coperchio della bara. Ma la carrellata degli orrori non finisce qui. Perché se volessimo elencare tutte le posture tutt’altro che incline al riposo eterno, dovremmo parlare per ore. Vi basti sapere che vi sono stati ritrovamenti di cadaveri con le mani alzate sopra il volto, con le dita conficcate nel coperchio della bara, con la mandibola slogata a causa degli sforzi vani di chiamare aiuto, e con le nocche delle mani a pezzi e, guarda un po’, il coperchio della solita bara, proprio sopra di loro danneggiato dai ripetuti e inutili colpi inferti.

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Ma niente paura, se ciò dovesse capitare, sareste già nel posto giusto e lì sotto, vi assicuro, il sonno eterno è assicurato. Non si sente niente, nessun rumore. E chiaramente, nessuno potrà sentirvi.

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