Sentiamo spesso parlare di case infestate, ma in molti casi si tratta di frodi, spesso orchestrate con l’intento di attirare l’attenzione dei media e rilasciare interviste ben pagate. Nel migliore dei casi, ne viene fuori un film, come nel caso di Amityville.
Altre volte, invece, c’è qualcosa di diverso. Non si tratta di frode e non si tratta di una semplice casa infestata, ma di un vero e proprio ricettacolo di presenze maligne, tecnicamente detto “infestazione da presenze demoniache”. Capita, un demone qui, un demone là, ma ci sono casi, rarissimi, dove una casa può realmente diventare uno dei cuori pulsanti dell’inferno qui sulla terra.
E questo è proprio il caso di casa Ammons.
La particolarità di questa storia è che sembra avere una documentazione piuttosto rilevante, tanto da aver coinvolto trouppe televisive come Ghost Adventures, la testata giornalistica Indianapolis Star e, qui in Italia, il Vatican Insider. Ma non solo, perché questo non basterebbe a rendere questo caso così speciale. Infatti, la schiera di testimoni e persone coinvolte è sterminata. Si parla infatti di: agenti di polizia, dipendenti della sanità pubblica, la Chiesa, psicologi, e il Department of Children Services.

Guarda il video su Youtube – Salotto del Terrore – Demon House, chi c’è il quella casa?

Questa è la storia di casa Ammons.
Siamo nel 2011. C’è una famiglia, gli Ammons, composta da cinque persone: la madre Latoya, la madre Rosa e i tre figli di 7, 9 e 12 anni. C’è soprattutto una casa, anzi, La casa, una tipica villetta indipendente, situata in Caroline street a Gary, nell’Indiana, ed è qui che gli Ammons si sono appena trasferiti. I bambini amano la veranda di casa, un posto dove giocare alla luce del sole anche in inverno. Ma c’è qualcosa di strano, di fastidioso. Un grosso alveare di mosche nere e insolitamente grosse inizia ad uscire dalle fessure di legno infestando ogni angolo della veranda. Per quanto Latoya tenti di eliminarle, sembra che per ogni mosca uccisa ne compaiano altre due. L’impresa risulta impossibile e la donna decide di lasciar perdere e di chiamare la disinfestazione che comunque non risolve il problema. E’ una causa persa. Arriverà l’inverno e le mosche moriranno. Ma non è così.

La “Demon House” dimora degli Ammons dal 2012

Ma questo non è l’unico fastidioso inconveniente. Subito dopo l’invasione delle mosche, altri strani fenomeni iniziano ad accadere. Di notte si odono passi pesanti andare su e giù per la casa e le porte scricchiolano e si aprono da sole nel pieno della notte.
Inizialmente paiono i tipici rumori notturni. “E’ l’assestamento dei mobili” dicono, perché di notte la temperatura scende e i mobili si contraggono, mentre si espandono nelle ore più calde.”. Questo può andare bene per le porte che cigolano, ma i passi? Latoya decide di indagare, ma non trova alcuna spiegazione ai rumori. Saranno stati i topi, immagina.
Ma si sbaglia. Quando torna in camera sua, sente chiaramente qualcuno seguirla. Corre in stanza e chiude la porta alle sue spalle. I passi si arrestano improvvisamente e la donna ha la chiara impressione che qualcuno sia proprio lì dietro. Si fa coraggio, forse uno dei suoi figli è sonnambulo, e spalanca la porta, ma non c’è nessuno.

La notte successiva, è la madre di Latoya a vedere qualcosa di strano. Mentre cerca di prendere sonno, si sente osservata, apre gli occhi e tutto quello che riesce a scorgere nel buio è una figura nera passare davanti alla porta della sua camera. L’anziana, scende dal letto con il cuore in gola e si dirige verso la porta stando attenta. Accende la luce quando si rende conto che non c’è nessuno e osserva che a terra sono comparse delle impronte bagnate.
Subito corre a svegliare la figlia che chiama immediatamente la polizia pensando ad una intrusione da parte di qualche malintenzionato.
Quando la polizia arriva, gli agenti controllano minuziosamente ogni angolo della casa ma non trovano nulla che possa far pensare ad una intrusione. Rose mostra le impronte agli agenti che prendono nota ma non sanno cosa dire. La porta d’ingrsso è chiusa, nessun segno di manomissione. Le finestre sono tutte chiuse e anche in questo caso, nessun segno anomalo. L’unica cosa strana sono proprio le impronte baganate. La notte è limpida e non c’è traccia di bagnato dalla strada sino alla porta di casa.
La polizia se ne va senza alcuna risposta e assicurano che faranno qualche giro intorno all’isolato. Le donne si calmano e tornano a dormire.

Dopo alcuni giorni, la situazione si fa più inquietante. La figlia di 12 anni viene vista levitare al di sopra del suo letto. La figlia è in stato d’incoscienza e l’unica cosa che riesce a fare la madre paralizzata dal terrore, è dire una preghiera. Improvvisamente, il corpo della bambina inizia a scendere da quello stato sospeso e si riadagia sulle coperte. Non si è accorta di nulla e Latoya non può far altro che scoppiare in lacrime. A questa manifestazione paranormale sono presenti diversi testimoni, tra cui Rose e alcuni amici che quella sera si trovavano lì per ricordare un conoscente ormai defunto.

A fronte di questo episodio, Latoya si rivolge alla Chiesa per chiedere aiuto, ma questo le viene negato. Non ci sono i presupposti per un esorcismo e, come si sa, la Chiesa va molto cauta riguardo certe affermazioni. A questo rifiuto, la donna si rivolge a delle sensitive che appena entrano nella loro casa, avvertono la presenza di qualcosa, e quella “cosa” è lì, e si muove attorno a loro. Non si tratta di anime perdute, è qualcosa di peggio. Anche l’altra sensitiva conferma. Si tratta di demoni, e non un paio, bensì un’intera legione di duecento demoni. Per liberare la casa, o almeno, per tentare di liberarla, la donna deve rivolgersi a una medium capace. Le sensitive, inoltre, consigliano a Latoya di lavare le mani dei bambini con olio benedetto e di irrorare la casa con incenso su cui far bruciare della salvia. Per sicurezza, sarebbe meglio anche tirare su un piccolo altare nel seminterrato, costellato di santini e statuette sacre.
Latoya fa tutto quanto le viene suggerito, ma questo fa imbestialire ancora di più i demoni.

Ciò che ne segue, sembra la trama di un film horror. I demoni si attaccano principalmente ai figli di Latoya. Dapprima i bambini iniziano a comportarsi in modo anomalo, sono irritabili e propensi ad attacchi d’ira. Le loro voci cambiano e diventano roche quando si producono in insulti e bestemmie irripetibili, poi si rannicchiano in un angolo fissando i presenti e iniziano a a ridere in modo sinistro. Il figlio più piccolo comincia a manifestare qualcosa di molto simile ad attacchi epilettici ogni qualvolta si sente la testa “leggera e calda”.
Un giorno, la madre lo trova chiuso in bagno a parlare con un amico immaginario. Sembra tutto abbastanza normale per un bambino anche se inquietante, se non fosse che ad un certo punto il bambino viene sollevato e scaraventato fuori dal bagno sotto gli occhi della donna.
Come se non bastasse, alcuni testimoni asseriscono che gli occhi dei bambini, quando sono in preda a questi attacchi, diventavano di un nero traslucido.

A questo punto, gli assistenti sociali si interessano al caso, poiché i bambini a scuola sono svogliati e sembrano pervasi da una strana apatia in contrasto ai continui momenti d’ira. La bambina più grande, di 12 anni, racconta alla psicologa che qualcosa, durante la notte, la tiene immobilizzata nel letto e tenta di strangolarla, urlandole che presto morirà e che “loro” la porteranno via dove non potrà più rivedere la sua famiglia. Nel frattempo, nella casa, avvengono episodi sempre più violenti, dove i bambini vengono letteralmente sbattuti contro le pareti e lanciati fuori dalle stanze in cui dormono.
Latoya decide di abbandonare la casa trasferendosi momentaneamente in albergo. Purtroppo, essendo l’unica della famiglia a lavorare, l’allontanamento dalla casa dura poco e, finiti i soldi, la piccola famiglia deve tornare nella casa dei demoni.
A fronte dell’immediata reazione delle entità che infestano la casa, Latoya chiama il medico di famiglia, Geoffrey Onyeukwu che ormai rimane la sua ultima speranza.
Il medico, non appena varca la soglia, si ritrova letteralmente aggredito verbalmente dai tre bambini che gli consigliano senza troppi mezzi termini di crepare all’inferno e di tornare in “certi” orifizi dal quale era venuto al mondo. Dopo questa esplosione di aggressività, i tre iniziano ad avere le convulsioni e a volare letteralmente contro i muri della stanza planando con la faccia, proprio sotto gli occhi del dottore che, colto impreparato, chiama subito un’ambulanza e la polizia. Giungono sul posto ben sei agenti che devono faticare non poco per tenere fermo il bambino più piccolo affinché potesse essere caricato sull’autolettiga.
Il dottor ONEIKWU (Onyeukwu), scriverà successimanete nel suo referto, che uno dei bambini era stato sollevato da terra e spinto contro la parete con violenza, senza che nessuno lo stesse toccando.

Ma le sorprese non sono finite. In ospedale la madre e addirittura la nonna, vengono sospettate di maltrattamento. Viene chiamato subito in causa il DCS per verificare se i bambini erano stati in qualche modo abusati. Il caso venne affidato alla dottoressa Valerie Washington che interroga Latoya con presenti i tre figli. Improvvisamente, il più piccolo, quello che si era rivelato essere il più “problematico” dei tre, inizia a ringhiare e a sbavare. I suoi occhi si girano all’indietro e si avventa con le mani sul collo del fratello strangolandolo con una forza che nulla ha di umano. E’ necessario l’intervento di ben tre infermieri per staccare le mani del piccolo che, se avesse continuato a stringere, avrebbe sicuramente ucciso il fratello.
Una volta calmati gli animi, la dottoressa porta con sé il bambino in un’altra stanza. Insieme a lei c’è l’infermiera Willie Lee Walker e la nonna Rose. Latoya rimane fuori dalla stanza con la figlia dodicenne. Ormai stremata da tutti quegli accadimenti, chiude gli occhi per riposare qualche minuto, ma la pace dura poco. La stanza in cui si trova la dottoressa, la nonna, l’infermiera e il piccolo teppista, si spalanca. Le donne ne corrono fuori urlando di terrore. In seguito, sul rapporto della dottoressa Washington e confermato dall’infermiera Walker, il bambino ha iniziato a ringhiare, urlando che avrebbe ucciso tutti quanti. Poi (continua la dottoressa) il bambino si era messo a camminare all’indietro, scivolando letteralmente dal pavimento al muro fino a salire verso il soffito da cui era caduto in piedi sulle spalle della nonna.

Ormai era chiaro che c’era qualcosa di strano, e così, entra in scena Don Michael Maginot della chiesa di Santo Stefano su richiesta del cappellano dell’ospedale. Il prete accetta di incontrare la famiglia recandosi da loro il 20 aprile del 2012. Appena entra nella casa, iniziano subito ad manifestarsi strani fenomeni: malgrado siano chiuse le finestre, le tende iniziano a sventolare, le luci si accendono e si spengono da sole. Le impronte bagnate si ripresentano nuovamente in soggiorno.
Il prete consiglia alla famiglia di allontanarsi per qualche tempo dalla casa. Latoya chiede ospitalità a dei parenti e così, nel giro di pochi giorni, la famiglia si trasferisce lasciando la casa vuota. Ma non c’è davvero pace Latoya che dopo qualche giorno riceve la telefonata dell’assistente sociale, che deve verificare lo stato di salute dei bambini, ma questa volta con la scorta della polizia, memore di quanto accaduto in ospedale. Luogo di incontro: la casa.
Latoya, arrivata di fronte all’abitazione, si ferma, ha paura d entrare in casa. Rose, sua madre, si fa forza e apre la porta d’ngresso, ma non appena entra, trova il pavimento completamente divelto. La donna esce di casa per richiamare l’attenzione della polizia che accompagna l’assistente sociale e uno di questi accende il registratore portatile per documentare il tutto, ma questo si spegne. Poco male, l’altro agente prende il suo e registra la conversazione. Più tardi, quando sarà in centrale per redigere il rapporto, troverà una voce sussurrata e sconosciuta nella registrazione chiamarlo per nome.

Una delle foto della “Demon House” che raffigurerebbe l’immagine di uno dei demoni

In tutta questa storia c’è qualcosa di controverso. Pare che gli agenti di polizia iniziarono a scattare delle foto alla casa con il proprio cellulare e che su queste siano comparse strane figure spettrali. Volti diafani catturati in foto scattate nel sottoscala e così via, ma la più famosa di queste ritrae una sagoma umana sulla veranda che osserva fuori. Per dovere di cronaca, pare proprio che queste foto siano in realtà delle falsificazioni create ad hoc con un app per cellulare. Ma ad oggi, non si sa ancora da chi.
Ma continuiamo con la storia.

Nel frattempo gli Ammons vengono sottoposti a perizie psichiatriche ma non venne rilevato alcunché di anomalo. Parallelamente, inizia a muoversi anche don Maginot che fa richiesta al vescovo Melczek di praticare un esorcismo minore, ma l’autorizzazione gli viene negata. A questo punto, decide di benedire la casa attraverso l’esorcismo minore per cui non occorre l’autorizzazione, ma qualcosa risveglia le forze sovrannaturali. Il prete rimane ustionato al braccio da un liquido oleose che gli cola addosso mentre si trova nel seminterrato ad eseguire la benedizione.
Successivamente, accuserà altri problemi di salute tra cui la rottura di un osso senza che vi fosse stato alcun motivo apparente, ma anche questo è un dato non verificabile.
Sempre durante l’esorcismo minore, Maginot tenta di capire per quale ragione tutti quei demoni si siano dati colloquio in quella casa. Il primo sospetto lo porta a credere che in quella dimora vi si fossero celebrati riti satanici. Il luogo più indicato per tali riti non poteva che essere il seminterrato.
Armati di pala e picconi, il prete e alcuni agenti di polizia scendono nel seminterrato e iniziano a scavare. Non è raro che i seminterrati vengano utilizzati per seppellire qualcosa di compromettente. Dalla buca, spuntano strani oggetti: un’unghia, delle mutandine da donna, una padella da cucina, un pendolino da chiaroveggente e altri oggetti bizzarri. Maginot fa richiudere la fossa e benedice il tutto con l’acqua santa.

A questo punto, secondo il prete, ci sono tutti i presupposti per tentare un esorcismo maggiore, in quanto, nonostante le benedizioni, nulla sembra cambiare. I bambini vengono colpiti da una crisi, l’ennesima e Maginot contatta subito il vescovo Melczek che questa volta cede e, dopo ben 20 anni dall’ultima volta, autorizza un esorcismo maggiore.
Maginot si prepara, questa volta si fa sul serio. Come ben sappiamo, una delle prime cose da fare per contrastare un demone durante un esorcismo, è chiedere il nome all’entità che a quel punto, una volta rivelato, non può più opporsi alle parole del sacerdote. Il prete incalza con il rituale romano sino ad estorcere il nome al demone.

Si chiama Belzebù, ma il demone lo pronuncia BAAL ZEBUB, con una voce roca che rimbomba in tutta la casa.
Baalzebub, secondo lo Pseudomonarchia Daemonum di Weier, ma soprattutto nella Goethia della Clavicula Salomonis, grimorio nero attribuito a Salomone, è il signore delle mosche.
Guarda caso, erano state proprio le mosche a manifestarsi per prime all’inizio della vicenda e mai se ne erano andate.

Durante gli esorcismi, ben tre, il sacerdote disse di aver provato dei dolori fortissimi al ventre come se lo stessero sventrando. Latoya e sua madre Rose, provarono lo stesso dolore durante il rituale, nel quale continuarono incessantemente a pregare.
La situazione è un po’ confusa a questo punto, perché a quanto pare, dopo il terzo esorcismo, la casa venne definitivamente liberata, ma gli Ammons, decisero di cambiare aria e di trasferirsi in un’alytra città per dimenticare tutta la terribile vicenda che avevano vissuto tra quelle mura.

Allo stesso tempo si dice, che la casa fu abitata a partire dalla fine del 2012 da un altro inquilino che però non lamentò mai alcun fenomeno.
Esiste poi anche una seconda versione, ed è quella accreditata, poiché esiste un video che dimostra che la casa venne abbattuta nel 2016 dopo esser stata acquistata da Zak Bagans, leader della crew Ghost Adventures, un programma televisivo ormai arrivato a più di dieci stagioni. Bagans e la sua trouppe si occupa di ricerche nel campo del paranormale e, in ogni puntata, possiamo vederli impegnati a caccia di fantasmi in case infestate di ogni genere, spesso con risultati che possono certamente essere delle piccole forzature per rendere lo show televisivo più spaventoso, ma allo stesso tempo, forse non è proprio tutta finzione.

A questo punto non rimane che porci delle domande. Che si tratti di una montatura per il lancio del film documentario di Zak Bagans o… c’è dell’altro?
Ad oggi è possibile comunque contattare le persone coinvolte nel caso e che nulla avrebbero da guadagnarci nel mentire, come il dottore, l’assistente sociale e l’infermiera che hanno assistito ai fenomeni violenti che hanno visti protagonisti i figli di Latoya. La polizia che ha redatto i rapporti e infine, tutti coloro che erano presenti in ospedale mentre i bambini ringhiavano e sbavavano camminando sul soffitto.