La lettera – di Massimo Mayde

La lettera – di Massimo Mayde

Perdona il colore acceso di questa mia, ma non dispongo di inchiostro e penna. Ho solo questo punteruolo rubato, capace unicamente di farmi sentire più profondamente il dolore quando immergo la sua punta nel rosso e macabro calamaio che io divengo. Tu eri la speranza che non ho mai osato chiedere neppure nelle mie più atee preghiere. Da tempo, nel mio mondo, non esiste più il sole. Ma anche qui dove la luce non c’è, ogni cosa che vedo se chiudo gli occhi, è solo il miraggio soffice di una notte ormai lontana che soffia fresche brezze di

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La Dama Bianca

La Dama Bianca

Vidi che tarda s’era fatta la notte cupa ed uno sforbiciare d’ali batté le finestre un minuto appresso. S’era unita al sogno una strana figura che, guidando i miei passi stanchi, s’insinuò come viscere contorte alla paura, dando poi un battito in più al mio cuore insonne; diressi il mio sguardo all’orologio che mi rispose con un cenno ed io mi fidai di quelle cantilene funebri che fuori udivo usando come metronomo il mio antico scrigno del tempo. Ma nel buio estremo, la mia gola rantolò di un singhiozzo sconosciuto e fu come se fossi stato cinto da

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