L’Errante

Eufonie inverse

 

La realtà si arpionò alle sue tempie e dimenandosi penetrò come un parassita all’interno dell’ospite. L’errante guardò verso l’infinito del cielo, ma il cielo era di carta. Oltre quella parete di cellulosa vide sbattere due enormi palpebre e due occhi lo interrogarono di rimando ad uno scrutare privo d’interesse. Quello sguardo di vecchi amici da sempre vagamente sconosciuti, un po’ perplessi, un po’ immaturi o forse troppo saggi. Annichiliti, come bambini davanti la decapitazione di un cane. Come vecchi mutilati nell’anima in attesa dell’ultimo vento d’estate.

L’errante sospirò e capì che quel libro non avrebbe mai avuto fine. Decise di partire, di accettare passivamente la sua vita, ma sapeva che nuovamente il destino avrebbe mosso le sue pedine.

Sarà il muro di carta nel cielo a chiudersi sopra di te schiacciandoti tra le pagine di una storia che nessuno smetterà mai di scrivere, o saranno gli oceani della mente in cui sprofondi ogni giorno a portarti alla deriva come il messaggio di un naufrago?

Allora l’errante si rese conto da quanto tempo non muoveva più davvero un passo, scoprendo così che l’infinito è un lungo scorrere verso il nulla, mentre tutto il mondo gira e per te non più.

Mentre tu dimenticherai tutto, perché tutto questo è scomodo da sapere.

Mentre tu chiuderai questo libro e smetterai di credere nella verità.

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