Paganini il violinista del diavolo

Paganini nasce a Genova nel 1798 e muore a Nizza nel 1840. E’ considerato il violinista per eccellenza, non “uno dei più”, ma in assoluto il più grande virtuoso della storia della musica per quanto concerne il suo strumento. Una figura scarna, magra all’inverosimile, alto, con delle mani esageratamente grandi e lunghe. Per un violinista potrebbe sembrare un controsenso, in quanto lo strumento richiede solitamente mani piccole e molto flessibili. Non era il caso di Niccolò Paganini, che aveva la mano sinistra capace di aprirsi ricoprendo l’intero manico del violino, dal mignolo all’indice senza dover quasi far scorrere la mano su di esso. Un caso eccezionale, dotato inoltre di una flessibilità e una mobilità tali da renderlo capace di veri e propri prodigi, tant’è che ancora oggi, i suoi famosi “capricci” risultano quasi impossibili da eseguire per un violinista di rango. “Paganini non ripete”, certo, perché le sue esecuzioni erano molto spesso improvvisate, non eseguivano alcun spartito, ma inventava al momento. I contemporanei che hanno avuto la fortuna di assistere ai suoi concerti, affermano che la sua musica era capace di far svenire la gente in teatro. Le sue esecuzioni erano così potenti e impossibili, che per anni si credette che in realtà vi fosse un altro violinista nascosto dietro al palco. Così non era. Paganini e la sua musica sono stati spesso associati al diavolo (complice il suo volto e il suo fisico luciferino) poiché all’epoca non era possibile spiegare come un autodidatta fosse capace di surclassare qualunque altro violinista senza il minimo sforzo. Ma Lucifero non c’entra. Paganini fu un prodigio in terra, come molti altri nel loro campo, ma egli ha saputo sfruttare questa diceria semplicemente per accrescere ancora di più qualcosa che era di suo già puro genio.

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