isola di Poveglia - Venezia

L’isola di Poveglia è un isolotto a sud di Venezia e inaccessibile ai turisti. Sì, perché l’isola è maledetta. Pare non sia nemmeno facile trovare barcaioli propensi ad accompagnarvi poiché si dice che l’isola, a detta dei locali, sia viva. Nei secoli passati, Poveglia è stata meta di sola andata per gli appestati che lì vi venivano trascinati con la forza. Chiunque avesse varcato la soglia dell’isola, sapeva che non avrebbe più fatto ritorno a casa, perché quello era un luogo in cui andare a morire nella solitudine, nella sofferenza e senza la minima cura. Poveglia era una città dei morti e infatti, fu “l’ultima spiaggia” per i malati sin dalle prime epidemie di peste nera che devastarono l’intera Europa nei secoli bui. La cosa più raccapricciante era che sulle navi che trasportavano i malati, viaggiavano anche i cadaveri che si portavano lì per essere bruciati. Immaginate le urla e i pianti di disperazione di coloro che osservavano quella catasta di cadaveri sulla nave che li portava a Poveglia, consci che quello sarebbe stato il loro destino da lì a breve. I più fortunati morivano durante il viaggio e non avrebbero mai conosciuto le atroci sofferenze del delirio provocato dalla febbre e dai bubboni della peste, o dal vaiolo, il colera, ma soprattutto la solitudine di un luogo popolato solo di cadaveri. L’isola, si stima che possa accogliere i resti di circa 160/200mila persone tra ossa e ceneri, per la maggiore cremate in grandi falò durante le epidemie e altri gettati nelle fosse comuni a cielo aperto, visibili ancora oggi. Ma una cosa che non si dice spesso, è che l’isola stessa è formata in gran parte proprio dalle ceneri dei morti.

Su quest’isola, inoltre, si praticava la quarantena a tutti coloro che giungevano a Venezia a bordo di navi da luoghi considerati malsani, quindi marinai e passeggeri. Di loro, troviamo ancora oggi i segni lasciati quando essi erano costretti a sostare per lunghi periodi di quarantena; questi segni, visibili ancora oggi, sono per lo più disegni, scritte e preghiere incise sulle mura più antiche che sorgono sull’isola.
Come se non bastasse, agli inizi del 1900 Poveglia accolse un ospedale psichiatrico. Qui, si narra che uno dei medici era solito fare esperimenti raccapriccianti sui degenti e per questo, pare, uno dei suoi pazienti più “scontenti”, o forse un fantasma dicono le leggende, lo gettò dalla torre campanaria. Il suo fantasma vaga ancora per l’isola inseguito dalle anime di coloro che erano state le sue cavie da laboratorio, in un eterno tormento senza fine. Sarà per questo che nel 1968 l’isola venne chiusa definitivamente? Una cosa è certa: Poveglia pulsa di sentori sinistri ancora oggi, tanto che a detta dei più famosi “ghost hunters” è uno dei luoghi più infestati del pianeta, forse, anche per via di certe pratiche che lì vi si tengono. Come quasi ogni luogo abbandonato del mondo, lasciato alla mercé degli elementi e del tempo, Poveglia è teatro di sinistri riti magici e demoniaci. Un posto davvero delizioso da visitare.

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