Edison e la macchina per parlare con i morti

Edison fu un grande inventore, non c’è che dire, ma prima che scienziato, Thomas Edison fu un geniale uomo d’affari. A lui si devono svariati brevetti, tra cui la lampadina ad incandescenza e la famosa (e ormai defunta) corrente continua, surclassata dalla corrente alternata di Tesla. Ma pochi sanno che quest’uomo, sempre attento alle esigenze del mercato, si interessò anche di spiritismo [precursore dell’arte di parlare con i morti fu Allan Kardec nella Francia del 1857, anche se è doveroso ricordare le sorelle Fox, in anticipo di ben dieci anni]. Avete capito bene, l’uomo tutto d’un pezzo che è stato in grado di “farsi da solo” e che tutti noi siamo abituati a ricordare come un avido uomo d’affari, si interessò alla comunicazione con gli spiriti già dal lontano 1870, quando per la prima volta tentò di amplificare il suono del suo fonografo per captare (questa era la sua idea) la voce dei morti. In quell’epoca, lo spiritismo impazzava e annoverava tra i suoi seguaci nomi come Arthur Conan Doyle. Perché dunque non sfruttare anche questa fetta di mercato e farci su un bel mucchio di dollari? Pare che però le cose non siano andate come Edison credeva, perché il fonografo per parlare con i morti cadde nel dimenticatoio sino al 1949 quando fu pubblicato il diario dell’inventore, portando alla luce questo suo lato molto poco conosciuto.

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